よい茶の飲み置き良い茶の味は後まで口に残る | Camaleonte
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よい茶の飲み置き良い茶の味は後まで口に残る

よい茶の飲み置き良い茶の味は後まで口に残る

Solo chi conosce il giapponese potrà leggere la frase sopra riportata. Questo è il limite delle parole: per quanto ampio e vario possa essere il nostro dizionario, non è universale, perché non tutti conoscono la nostra stessa lingua. Senza poi considerare come una lingua cambi nel corso dei secoli, rendendo presto obsoleti anche i termini più comunemente usati. Paradossalmente, ci sono cose che per essere comprese nella loro essenza più profonda, non hanno bisogno di essere veicolate dalla “lingua”, ma dal palato.

Questo è quello che succede quando ci si avvicina per la prima volta al Tè Matcha. Non si parla giapponese, non si conosce niente della dinastia cinese Tang, non si è forse neanche mai vista una pianta del tè, eppure mentre si osserva quella polvere color verde sgargiante cadere nel Chawan riscaldato dal vapore acqueo che già ne sparge l’aroma, si capisce subito tutto in un respiro. Si sente l’armonia, il rispetto, la purezza e la tranquillità.

Il matcha non è un infuso ma una sospensione, e la sua preparazione non è un semplice elenco di azioni, ma una vera e propria cerimonia. Portare l’acqua alla temperatura di 70 gradi, dosare nel Chawan (ciotola) la finissima polvere, emulsionarla con vigore con il Chasen (frustino di bambù), aggiungere la giusta quantità di acqua …sono questi i rituali da seguire per poter assaporare il tè della tradizione più antica del Giappone. 

Non è certo la cura di tutti i mali, ma se lo prepariamo bene allora sentiremo quei quattro principi base che esso racchiude. Poi certo alla lunga si potrà apprezzare il fatto che le foglie siano raccolte a mano anziché a macchina, o capire se è di grado cerimoniale oppure di grado premium… forse non lo capiremo mai, ma una cosa è certa, come dice quella scritta in giapponese: “Il sapore di un buon tè, rimane a lungo in bocca”.

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